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Qualità dell'aria disastrosa in tutto il centro Italia

I valori della qualità dell'aria si stanno facendo preoccupanti un po' su tutte le regioni centrali, specialmente nelle zone pianeggianti e maggiormente industrializzate dove l'aria tende per forza di cose a ristagnare. 

Il tutto è ovviamente agevolato dalla situazione meteorologica su ampia scala che, grazie alla disposizione di un campo altopressorio sulla nostra penisola e più in generale su tutta l'Europa centrale, sta garantendo condizioni di tempo stabile un po' ovunque, accompagnate da scarsa ventilazione e da forti inversioni termiche notturne nelle vallate interne del centro. 

Questa situazione atmosferica rappresenta esattamente la situazione peggiore che possa venire a palesarsi, nel periodo invernale, per ciò che concerne la qualità dell'aria, in quanto la persistenza di un campo di alta pressione sulle nostre regioni e la formazione di gelate notturne nelle zone pianeggianti, permette all'aria di ristagnare nei bassi strati, mantenendo cosi l'ammontare di polveri sottili a portata d'uomo. Questo perché l'aria fredda è più densa e pesante dell'aria calda e di conseguenza, mentre quest'ultima tende a sospingersi verso l'alto, l'aria fredda di contro rimane ancorata al suolo. 

Ecco perché si dice che i maggiori tassi di inquinamento si raggiungono nel periodo invernale e non nel periodo estivo. Infatti nei mesi estivi il grande calore che si accumula al suolo nelle ore diurne tende a sospingere l'aria, e le polveri annesse, verso l'alto, riuscendo cosi a disperderle maggiormente. 

Andiamo ora a dare uno sguardo nello specifico ai dati offerti pubblicamente dalle reti Arpa. 

Partendo dall'Umbria, qui sotto potete osservare il grafico relativo alle pm10 presenti nell'aria relativo al centro abitato della città di Terni (dal 15/12/2019 al 12/01/2020).

Il grafico si commenta da solo: basti considerare che la linea gialla rappresenta il limite di accettabilità della qualità dell'aria, mentre dal rosso in su la qualità dell'aria viene definita come "scadente".

 (pm10 Terni)

Proseguendo ecco invece i dati della centralina di Perugia - Fontivegge; ovviamente il numero di giorni oltre soglia è indubbiamente inferiore rispetto a quanto registrato nella provincia di Terni, ma anche Perugia, nonostante la sua collocazione "collinare", è soggette a numerose giornate oltre i limiti consentiti (come visibile in figura).

(pm10 Perugia)

Passando alla Toscana la musica non cambia, basti anche qui osservare i "pallini rossi" (indicanti qualità dell'aria oltre soglia) presenti nelle zone di Firenze e di Pisa.

 (pm10 Toscana)

Proseguendo verso sud non è sicuramente da meno la regione Lazio.

Di seguito riporteremo il bollettino (emesso dall'Arpa) relativo alla qualità dell'aria per la provincia di Roma, valido fino al 12 gennaio 2020, anche se va detto che la situazione critica non riguarda solamente la capitale, ma riguarda indubbiamente anche la provincia di Latina e non solo. 

Indicativa della situazione è anche la decisione dell'amministrazione capitolina di interdire la circolazione ai mezzi inquinanti e ai diesel fino a Euro 6, per la giornata di oggi e di giovedì 16 gennaio.

 (Lazio)

Le regioni adriatiche sembrano reggere meglio la situazione, facendo segnare tassi di inquinamento decisamente inferiori rispetto alle regioni tirreniche. 

Molto probabilmente qui entra in gioco più un fattore climatico, essendo le regioni adriatiche soggette, durante il periodo invernale, ad una prevalente ventilazione settentrionale che potrebbe cosi avere l'effetto di ripulire le vallate da inquinanti di vario genere. 

Non siamo riusciti a rintracciare una mappa esaustiva della qualità dell'aria della regione Marche e di conseguenza ci limiteremo a segnalare l'immagine relativa alle centraline di rilevamento presenti in Abruzzo.

 (pm10 Abruzzo)

Dalla mappa si evince come il livello di qualità dell'aria non sia anche qui dei migliori, ma rientri comunque nei valori soglia (i bollini gialli rappresentano i valori registrati dalle varie centraline e rientranti quindi nei limiti consentiti).

Va detto, per concludere, che una "fase altopressoria" come questa in pieno inverno non è infrequente e non rappresenta un'anomalia significativa, anzi molto spesso, soprattutto nei mesi di dicembre e di gennaio, vengono a palesarsi parentesi dal tempo stabile e dal freddo intenso nelle zone pianeggianti, dunque non vi è nulla di anormale. 

Questo è importante sottolinearlo perché non si può continuare ad imputare l'aumento di inquinanti alle situazioni meteo climatiche che vengono a palesarsi; bisogna invece iniziare a trovare il modo di limitare queste emissioni, perché la colpa è solamente dell'uomo e non della natura (la pioggia non rappresenta ne la soluzione, ne la causa del problema).

 

15/01/2020

Ferri Bontempi Gianni