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Analizziamo la questione ambientale tramite il Global Environment Outlook (GEO-6)

IL Global Environment Outlook, che da ora in avanti abbrevieremo con "GEO", è il risultato di un processo consultivo e partecipativo per la realizzazione di una valutazione indipendente dello stato dell'ambiente e dell'efficacia delle risposte politiche per raggiungere gli obiettivi concordati. 

Il tema del GEO-6 è stato "pianeta sano, persone sane", tema calzante sotto due punti di vista: il primo molto semplice, ovvero che la salute dell'uomo dipende dalla salute dell'ambiente circostante, mentre il secondo meno scontato e che provo a porre in maniera provocatoria, "se la salute dell'ambiente dipendesse a sua volta dalla salute mentale delle persone"? 

Il GEO-6 trae la conclusione che "le attività umane non sostenibili hanno degradato gli ecosistemi della Terra a scala globale, mettendo in pericolo le fondamenta ecologiche della società" e prosegue affermando "come sia necessaria un'azione urgente e di portata senza precedenti per arrestare e invertire questa situazione, proteggendo in tal modo la salute umana e ambientale".

La relazione fra salute del pianeta e salute umana è espressa in maniera chiara e evidente da questo schema illustrativo allegato dagli autori del GE0-6.

La figura mostra il grado di impatto delle attività umane sulla salute del pianeta e, viceversa, l'impatto della salute del pianeta sulla salute umana.

La pressione demografica e lo sviluppo economico, aggiungerei soprattutto quest'ultimo, sono state riconosciute come i principali determinanti dei cambiamenti ambientali insieme, in epoca più recente, all'urbanizzazione e all'accelerazione dell'innovazione tecnologica. 

Per quanto concerne il primo punto, aggiungono gli autori, si prevede che la popolazione mondiale aumenti fino al 66% entro il 2050, e che circa il 90% della crescita delle città si verificherà in Africa e Asia.

Proprio per questo resta fondamentale il concetto di "urbanizzazione sostenibile" vista sia come opportunità di aumento di benessere generale, sia come minor impatto sull'ambiente circostante; un po' come il "design sostenibile", ovvero la progettazione di un prodotto nel rispetto dell'ambiente (eliminando completamente l'impatto negativo).

Il GEO affronta le tematiche prioritarie, ovvero quelle considerate più a rischio e all'interno delle quali vi è il bisogno urgente di un intervento. 

Oggi affronteremo solamente la prima, denominata: "aria".

Le emissioni generate dall'attività umane continuano infatti a modificare la composizione dell'atmosfera, causando inquinamento atmosferico, cambiamenti climatici, riduzione dell'ozono stratosferico ed esposizione a sostanze chimiche persistenti, bio-accumulanti e tossiche.

L'inquinamento atmosferico è il fattore che contribuisce maggiormente all'impatto globale delle malattie sulla popolazione mondiale, essendo responsabile di un numero di decessi prematuri che varia tra i 6 e i 7 milioni e una perdita di benessere stimata in 5.000 miliardi di dollari l'anno. I soggetti maggiormente interessati sono gli anziani, i bambini e i poveri.

Sappiamo che dal 1880 la temperatura superficiale media globale della Terra è aumentata approssimativamente tra 0,8 e 1,2 gradi Celsius e che otto dei dieci anni più caldi mai registrati si sono verificati nell'ultimo decennio.

Gli attuali contributi degli Stati, previsti dall'Accordo di Parigi del 2015, rappresentano un terzo della mobilitazione necessaria a mantenere la temperature al di sotto dell'obiettivo minimo (quello dei 2 gradi rispetto all'era preindustriale); ma dobbiamo ricordare che l'obiettivo ottimale era quello di contenerla all'interno di una soglia di 1.5 gradi. 

Per raggiungere il primo obiettivo, quello dei 2 gradi, le emissioni dovrebbero diminuire fra il 40 e il 70 % tra il 2010 e il 2050, fino a raggiungere emissioni net zero, ossia bilancio nullo, entro il 2070. 

Ovviamente la capacità dei governi e la loro stessa capacità politica, variano in modo significativo da stato a stato. 

I diversi "livelli" di sviluppo tecnico, scientifico, economico e politico, possono incedere enormemente sulla capacità degli stati di adottare politiche verdi. Proprio per questo trovo interessante l'impegno assunto a Copenaghen, nel 2009, volto alla creazione di un fondo, finanziato annualmente con 100 miliardi di dollari da parte dei paesi sviluppati, che sarebbe dovuto partire nel 2020. 

Se oltre al quantitativo innumerevole di inquinamento prodotto dai paesi industrializzati, sta divenendo un problema saliente anche il tipo di percorso che i paesi più "in via di sviluppo" fanno per raggiungere le medesime condizioni di benessere, credo sia fondamentale aiutare questi paesi economicamente, per permettergli di realizzare lo "sviluppo sostenibile" di cui gli autori parlavano all'inizio, quello in grado di coniugare la salute dell'ambiente con quella delle persone: in sintesi non possiamo restare a guardare.

Ferri Bontempi Gianni

03/12/2019

 

La fonte principale dell'articolo è per l'appunto il "Global Environment Outlook", scaricabile gratuitamente sul sito dell'ISPRA: http://www.isprambiente.gov.it/files/temi/geo6riassuntoperdecisoripolitici.pdf 

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